Che cos’è il counseling
Il counseling è una relazione di aiuto basata sull’ascolto profondo, sulla presenza e sull’accompagnamento consapevole della persona nei momenti di difficoltà, cambiamento o passaggio.
Non è terapia, non fa diagnosi, non cura patologie. Il counselor non dà soluzioni, non aggiusta, non interpreta dall’alto. Il suo compito è creare uno spazio sicuro, in cui la persona possa:
- ascoltarsi
- dare senso a ciò che vive
- ritrovare risorse e direzione
In Italia, il counseling rientra tra le professioni non organizzate in ordini, ed è regolamentato dalla Legge 4/2013, che tutela sia i professionisti sia le persone che si rivolgono a loro, valorizzando trasparenza, formazione e responsabilità etica.
Le scuole di counseling e i diversi approcci
Esistono molte scuole di counseling, ognuna con approfondimenti, visioni e strumenti differenti.
Questo è un aspetto importante, perché il counseling non è una pratica standardizzata: è un campo ampio, che può integrare approcci umanistici, sistemici, corporei, transpersonali.
Il modo in cui un counselor accompagna le persone è fortemente influenzato dal percorso formativo che ha attraversato. Se vuoi approfondire le origini e la storia del counseling clicca qui: Il counseling: origini, storia, approcci e senso di una pratica di accompagnamento
Il mio percorso: una formazione lunga quanto la vita
Ho iniziato la mia formazione in counseling nel 2009, presso la scuola di Udine il Mutamento, molto prima di immaginare quanto sarebbe diventata centrale nella mia vita. Ho regolarmente svolto i primi 2 anni della scuola triennale per poi lasciare in sospeso dopo essere rimasta incinta e deciso di trasferirci (come famiglia) in Spagna a Gran Canaria.
Ho concluso la scuola solo nel 2021, dopo molti anni in cui formazione e vita si sono profondamente intrecciate.
Nel frattempo sono diventata nuovamente mamma, ho vissuto cinque anni a Gran Canaria, dove è nata la mia seconda figlia, ho attraversato cambiamenti importanti, pause, ripartenze.
Concludere la scuola dopo così tanto tempo è stato come arrivare in un momento più giusto, con una maturità e una profondità che non avrei potuto avere all’inizio.
Un approccio sistemico e transpersonale
La formazione de Il Mutamento si basa su una visione fenomenologica, sistemica, olistica e transpersonale della persona e delle relazioni.
Uno degli approfondimenti più significativi del mio percorso è stato quello sulle costellazioni familiari, che per anni hanno rappresentato una parte centrale della formazione.
Il lavoro sulle costellazioni, ispirato al pensiero di Bert Hellinger, mi ha avvicinata in modo naturale e profondo alle tematiche della psicogenealogia.
Attraverso questo approccio ho iniziato a vedere con chiarezza come:
- le storie familiari non risolte si trasmettano
- i destini individuali siano intrecciati a quelli degli antenati
- il dolore non elaborato trovi spesso altre strade per manifestarsi
Psicogenealogia: un sapere che continua ad affascinarmi
Nel mio percorso ho incontrato anche il lavoro di Anne Ancelin Schützenberger, in particolare il suo libro La sindrome degli antenati, che considero una lettura fondamentale per comprendere come le memorie familiari influenzino la vita presente.
La psicogenealogia è un campo che ritengo davvero molto interessante, perché permette di dare senso a ciò che spesso appare inspiegabile: ripetizioni, blocchi, sintomi, scelte che sembrano non appartenere solo a noi.
È uno sguardo che non colpevolizza, ma ricolloca.
Non cerca responsabili, ma connessioni.
Quando la formazione incontra davvero la vita
Nel tempo ho compreso che ciò che avevo studiato non era separato da ciò che stavo vivendo.
La formazione non mi ha protetta dal dolore, ma mi ha aiutata a stare, a riconoscere i passaggi, a non perdere completamente il senso anche nei momenti più complessi.
Nei prossimi articoli racconterò più nel dettaglio anche l’astrogenealogia e il modo in cui integro questi strumenti nel mio lavoro di accompagnamento.